Carissimi, come state?
Leggendo i giornali è abbastanza evidente che la campagna elettorale per le politiche del prossimo anno è iniziata nel peggiore dei modi, e quindi si ripropone il solito problema: chi diavolo voterò?
Mi ricordo con nostalgia di quando il problema non sussisteva: militavo nel Partito Comunista Italiano, a cui mi avevano concesso di iscrivermi in tenera età perchè mi ero rifiutato di iscrivermi alla Federazione Giovanile: a quei tempi era segretario a Torino Piero Fassino, che mi stava già all'epoca TROPPO sul cazzo... Avrei degli aneddoti, ma rischierei querele, quindi mi astengo. Insomma, quando c'erano le elezioni non c'erano dubbi o tentennamenti, era bellissimo: si discuteva, si conoscevano i candidati, si attaccavano i manifesti, si faceva campagna elettorale porta a porta. Un chiarimento: quando nel 1991 Achille Occhetto annunciò lo scioglimento del PCI e la nascita del PDS, strappai la tessera e mai più ne ripresi una.
Ma torniamo a noi: cosa posso votare, qui e ora? Non c'è uno straccio di partito seduto in parlamento che mi senta di votare convintamente, e quindi si scende subito di categoria, e si pensa al meno peggio.
Siccome il cuore batte sempre a sinistra, e tralasciando i partitini da zerovirgola (che ho votato altre volte per poi sentirmi stupido), attualmente la scelta si riduce in teoria a PD e AVS. Ma vediamoli in dettaglio:
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il PD ha una classe dirigente vecchia e mediamente ignorante, ed è governato da un sistema di correnti che francamente mi ripugna.
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Il PD ha governato eccome, e francamente non ho dei bei ricordi: per citare solo due episodi tra i molti, ricordo D'Alema primo ministro mentre i Tornado con il tricolore sulla fusoliera bombardano Belgrado, o Minniti ministro dell'interno che firma il memorandum Italia-Libia che per primo finanziò e legittimò la cosiddetta Guardia Costiera Libica; sono cose che si sono impresse in maniera indelebile nella mia memoria.
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Sia il PD sia AVS hanno perso ogni contatto con il territorio, con la gente, con la realtà, e sono proni a logiche clientelari e di potere che non mi appartengono.
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AVS è un partito che si guarda l'ombelico ed è francamente ininfluente nelle attuali politiche nazionali, e non ha una linea chiara e da me condivisibile su un sacco di questioni.
Insomma, nessuno dei due mi entusiasma, si era capito?
Ma c'è di peggio: pare che questi due si assoceranno al M5S (anatema!) per presentarsi alle elezioni nella cosiddetta coalizione del CAMPO LARGO, nella tenue speranza di mettere a fattor comune i sempre più risicati elettorati.
Ora, a me sembra che questa operazione sia un po' come mettere in un sacco un cobra, una mangusta e un terzo animale che ora non mi sovviene ma a a cui stanno terribilmente sul cazzo sia i cobra sia le manguste.
Aggiungeteci che questa fantastica coalizione non è daccordo su niente, neanche su un candidato premier (e neanche sul metodo per trovarlo, per buona misura), e che un'ipotetico programma comune di governo non si è ancora palesato.
Per schematizzare meglio metterò in fila alcune posizioni (scelte tra molte altre, sia chiaro) che ad oggi mi sembrano vagamente inconciliabili.
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Ucraina e spesa militare: Il PD è atlantista, favorevole al sostegno militare all'Ucraina, e approva gli impegni NATO e UE per le spese militari; il M5S è vagamente filorusso, e propone lo stop agli invii di aiuti militari all'Ucraina, ed è contrario al piano SAFE (UE); AVS ciurla un po' nel manico sull'Ucraina, ma è assolutamente contraria a qualunque forma di riarmo, nazionale o europeo, e chiede per l'Italia una posizione di neutralità.
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Grandi opere: il PD fa la parte del realista ed è favorevole a TAV e inceneritori, avversati invece da M5S e AVS (più intransigente). Tutti daccordo sul Ponte sullo Stretto, bollato all'unanimità come minchiata pentagonale.
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Economia: Il PD propugna una visione al tempo stesso sociale e di mercato (una posizione che riassumerei con l'aforisma la botte piena e la moglie ubriaca), di impostazione europeista e socialdemocratica, con attenzione all'equilibrio dei conti, all'attrazione di capitali esteri e all'innovazione. Il M5S vede di buon occhio l'innovazione ma condita con il sostegno statale per sostenere i consumi interni (incentivi, bonus, etc.) e per "guidare" la conversione industriale; è favorevole all'uso del deficit di bilancio come strumento per finanziare investimenti pubblici e contrastare la povertà. AVS privileggerebbe un modello di sviluppo basato sul contrasto alle disuguaglianze e sulla sostenibilità ambientale. Propone una forte presenza dello Stato nei settori dell'energia, dei trasporti e della sanità, una fiscalità altamente progressiva con tassazione di grandi patrimoni ed extraprofitti, e la revisione del concetto di crescita misurata esclusivamente sul PIL. Tutti e tre rimangono nel vago se si parla di dove trovare i soldi.
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Energia: In teoria tutti allineati sul sostegno alle rinnovabili, poi dove governano le cose vanno molto diversamente (vedi il caso Sardegna, dove TUTTI i cantieri per eolico e fotovoltaico sono bloccati dalla giunta regionale a guida campo largo). M5S e soprattutto AVS avversano il nucleare, il PD invece è possibilista sul nucleare di "nuova generazione" (qualunque cosa voglia dire, non credo che lo sappiano neanche loro). Da buon filorusso, il M5S chiede la ripresa delle importazioni di gas dalla Russia.
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Giustizia: qui si va in ordine sparso, ognuno tira acqua al proprio mulino, e quello che non si vede è un accordo sulle priorità, indispensabile in una coalizione. Il PD è garantista, propugna il rispetto assoluto dei dettami costituzionali, è sensibile alla riduzione della durata dei processi, è attento ai diritti degli imputati; il M5S è giustizialista, propugna una lotta a generici "corrotti", difende cose indifendibili come la riforma Bonafede della prescrizione e invoca la scure del boia per i reati contro la pubblica amministrazione; AVS è il più intransigente, e ha una linea ipergarantista su diritti civili e sociali, l'abrogazione di tutte le leggi securitaria della destra (peccato che ce ne siano di opinabili che vengono da "sinistra"), inasprimento di controlli e pene per reati ambientali, societari e finanziari.
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Sicurezza e immigrazione: anche in questo campo il PD chiede l'allineamento ai regolamenti EU, il "superamento" (che cosa vuol dire esattamente non è dato sapere) dei decreti Cutro e della legge Bossi-Fini, l'introduzione dello Ius Scholae e mostra una a mio parere preoccupante indulgenza per l'attuale gestione delle forze di PS e delle carceri. Il M5S è fermamente contrario alla deregolamentazione dei flussi migratori, ed è affezionato ai Decreti Sicurezza a cui ha contribuito quando al governo ci stava insieme alla Lega; invoca le politiche europee solo quando chiede solidarietà per i ricollocamenti. AVS chiede l'abrogazione delle leggi securitarie attualmente in essere (per sostituirle con cosa non è chiarissimo), la chiusura dei CPR, l'utilizzo dei codici identificativi per la polizia, I'introduzione immediata dello Ius Soli.
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Lavoro e pensioni: Il PD sembra privilegiare una linea che mantenga la sostenibilità della spesa pubblica, con un occhio di riguardo al problema intergenerazionale e al graduale superamento della legge Fornero, anche se chiaramente non c'è trippa per gatti e di proposte concrete neanche l'ombra. Il M5S da buon partito populista difende a spada tratta la normativa sulle uscite anticipate dal mondo del lavoro (Opzione Donna, Quota 102, quella roba lì) e propugna il ripristino del Reddito di Cittadinanza. AVS vagheggia un mondo ideale dove vengono aboliti i contratti precari e a chiamata, si riducono tutti gli orari di lavoro a parità di salario (anzi, con un salario migliore!) e si introducono forme di sostegno al reddito universali per giovani e meno giovani; sia chiaro che io ci metterei la firma, ma probabilmente bisognerà aspettare di trovare le mitiche pentole piene di monete d'oro alla fine degli arcobaleni... Insomma anche qui ognuno per sè, nessun programma comune e nessuna esplicita priorità.
Come dicevo qualche paragrafo fa, a questo punto sono davvero curioso di leggere il programma elettorale dettagliato del Campo Largo, perchè le aree di divergenza mi sembrano davvero parecchie, ma i tre soggetti hanno dichiarato che i tavoli di confronto e sintesi saranno istituiti in autunno. Ma come in autunno? E se si vota in primavera?
Sono in ritardo, tanto in ritardo, e non dimentichiamoci che le pochissime uscite pubbliche della coalizione (ad esempio la manifestazione pubblica unitaria dell'8 luglio 2026 in Piazza del Gesù a Napoli), in virtù della mancanza di un programma condiviso, si sono trasformate in un disastro, dove i leader, pubblicamente, tiravano acqua al proprio mulino e rimarcavano le differenze tra di loro invece di comunicare la visione della coalizione.
Comunque aspetto fiducioso. Quasi. I miei amichetti della gauche caviar mi ricordano sempre che la politica è l'arte della mediazione, ma qua mi sembra che da mediare ci sia un po' troppo.
Vedremo.
A presto, Carlo