L'altra sera, a cena da amici, discutevo per l'ennesima volta dell'eticità di fare soldi con i soldi (come avrete forse intuito, sono contrario), e in particolare degli investimenti in Bitcoin. Uno dei miei argomenti è da sempre, nel caso specifico, la scarsa sostenibilità ambientale, ma non avevo numeri sottomano, e ho lasciato perdere.
Ma il tarlo mi rodeva, e ho fatto una piccola ricerca, con risultati ancora peggiori di quanto mi aspettassi.
Sembra che i Bitcoin e la blockchain siano stati sempre qui, e invece no: nel 2008 Satoshi Nakamoto ha pubblicato il White Paper di Bitcoin, promettendo una rivoluzione finanziaria decentralizzata. Ma dietro questa architettura si nasconde un "prezzo" ambientale che oggi definire spaventoso è un delicato eufemismo.
L'idea sembrava rivoluzionaria: eliminare le banche e creare un sistema basato sulla "fiducia matematica". Tuttavia, la messa in pratica di questa idea ha portato con sé un effetto collaterale catastrofico. Il meccanismo di Proof-of-Work, alla base del funzionamento della blockchain, si è rivelato un pozzo senza fondo, che ingoia una enorme quantità di energia, necessaria ad alimentare la gigantesca rete di computer che senza sosta risolvono problemi matematici sempre più complessi (e quindi energivori) per garantirne il funzionamento.
La stima più recente che ho trovato è quella del Cambridge Bitcoin Electricity Consuption Index che fa una proiezione annuale che batte intorno ai 165 TWh. E gli esperti dicono che le valutazioni di Cambridge sono "prudenti"!
Per darvi un'idea il fabbisogno di energia dell'Italia nel 2024 è stato di 312 TWh. Quindi tenere in piedi una criptovaluta (solo una, eh, ce ne sono pure altre!) ha consumato più di alimentare per sei mesi la rete elettrica di un paese di 60 milioni di abitanti, che per quanto ci sembri scalcagnato è fortemente industrializzato e quindi energivoro.
E se parliamo di impronta di carbonio i numeri sono altrettanto impressionanti: sempre per il 2024, l'Italia ha totalizzato circa 373 MtCO2e, che includono trasporti, riscaldamento, industrie e agricoltura di 60 milioni di persone, i Bitcoin si sono mangiati 114 MtCO2e (Digiconomist), circa il 30%. Ve la rigiro in un'altro modo: una singola transazione in Bitcoin ha un'impronta di carbonio stimata (Digiconomist) pari a circa 830 kg di CO2, ovvero quanto le emissioni prodotte da un'auto media a benzina che percorre circa 4.000 - 5.000 km. Fa impressione, eh!
E poi c'è la cosiddetta "impronta idrica", e anche in questo caso i bitcoin (che continuo ad usare come esempio, ma tenete presente che ci sono anche le altre criptovalute) hanno una grande sete, anche se l'impatto idrico della blockchain non deriva solo dal raffreddamento fisico dei computer (consumo diretto), ma soprattutto dalla produzione dell'energia necessaria per farli girare (consumo indiretto).
Il consumo indiretto vale l'80% del totale ed è l'acqua utilizzata dalle centrali elettriche. Le centrali a carbone e gas hanno bisogno di enormi quantità d'acqua per il raffreddamento termico. Anche l'idroelettrico contribuisce pesantemente a causa dell'evaporazione superficiale dai bacini delle dighe.
Il consumo diretto vale il 20% del totale, ed è l'acqua evaporata nei sistemi di raffreddamento evaporativo dei miner (quelli che usano l'acqua per abbassare la temperatura dell'aria nei magazzini pieni di ASIC).
Ed ecco i numeri: per il 2025 le stime parlano di 3.222 gigalitri totali, che per darvi un'idea è il consumo di acque di tutta la Svizzera per un anno. Ogni transazione in Bitcoin utilizza 23.500 litri di acqua, ed il confronto con una transazione di una carta di credito "tradizionale" è impietoso, si stima in 2.6 millilitri.
Nonostante l'efficienza degli ASIC continui a migliorare, l'aumento vertiginoso dell'hashrate nel corso del 2025 ha compensato ogni progresso tecnico. Più la competizione per minare un blocco è feroce, più macchine restano accese, più acqua serve per raffreddarle e produrre energia. Inoltre, il recente boom dell'AI sta entrando in competizione diretta per le stesse risorse idriche, aggravando una situazione già critica.
Insomma, siete DAVVERO convinti che i Bitcoin siano un'ideona?