Da ieri gli USA sono ufficialmente fuori dall'OMS. Se me lo avessero detto qualche anno fa, non ci avrei creduto. Questa cosa mi colpisce talmente che sento il bisogno di riassumere un po' la situazione...
La sanità globale prossima ventura.
Con il completamento del ritiro degli Stati Uniti dall'OMS, l’architettura della salute globale sta attraversando una fase di profonda riconfigurazione. La defezione di Washington ha rimosso circa il 15% del budget complessivo dell’agenzia, creando un deficit finanziario che colpisce in particolare i programmi di sorveglianza epidemiologica e di lotta a malattie endemiche come la poliomielite e la malaria.
Il vuoto lasciato dagli USA ha favorito un aumento dell'influenza della Cina e dei grandi donatori privati, mentre l'Unione Europea tenta di porsi come nuovo pilastro del multilateralismo sanitario. Tuttavia, la compattezza del blocco europeo è messa alla prova dalle diverse visioni nazionali sulla sovranità.
La posizione dell'Italia.
L’Italia ha assunto una posizione definita dal governo di "distacco critico": non è uscita, ma si è seduta vicino alla porta. Pur non avendo seguito gli USA, il governo ha ufficializzato nel corso del 2025 il proprio rifiuto agli emendamenti del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) e al nuovo Trattato Pandemico.
Le ragioni di questa scelta risiedono nella volontà di preservare la sovranità nazionale nelle decisioni di emergenza (come lockdown o piani vaccinali), evitando che un organismo sovranazionale possa esercitare poteri vincolanti sul sistema sanitario interno.
Il rapporto con l'Europa: divergenze strategiche.
Questa linea ha creato una evidente asimmetria diplomatica tra Roma e l'asse Francia-Germania:
Berlino e Parigi hanno aumentato i propri contributi all'OMS, sostenendo fermamente la necessità di un'agenzia forte e dotata di poteri regolatori certi per prevenire future pandemie.
L'Italia si è posizionata come indecisa tra la visione sovranista americana e quella multilateralista europea. Invece di incrementare i fondi per l'OMS, Roma ha privilegiato il Piano Mattei, preferendo la cooperazione bilaterale diretta con i paesi africani per la gestione delle emergenze sanitarie e lo sviluppo di infrastrutture locali.
Il risultato è un'Europa a due velocità nella sanità globale: un nucleo centrale che spinge per una maggiore integrazione a Ginevra e un gruppo di paesi, guidato dall'Italia, che predilige la flessibilità degli accordi tra singoli Stati.
Qualche link per approfondire:
Disclaimer: per scrivere questo post mi sono fatto aiutare da Gemini.